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Giappone: storia di Samurai e di Geisha.

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Kanazawa
Curiosità

In Giappone, esiste una città in cui la tradizione dei samurai e delle geishe è ancora presente nelle tradizioni, negli usi e nell’architettura: la città di Kanazawa è il luogo in cui conoscere le antiche tradizioni giapponesi, il cuore pulsante della storia antica. Raggiungibile da Tokyo con il treno ad alta velocità.

Durata del Tour

4 ore

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Cosa aspettarsi

Kanazawa è una delle città più belle ed apprezzate per qualità della vita. Sorge sul Mar del Giappone, città storicamente elegante e dall’architettura tradizionale.

È la città in cui è possibile conoscere il Giappone tradizionale, a partire dalla Nomura Samurai House, residenza della celeberrima famiglia Nomura, stirpe di storici samurai, posizionata proprio davanti al castello medievale della città. L’edificio presenta un perfetto esempio di giardino giapponese, uno dei più belli al mondo inseriti in residenza privata.

Ma cosa si racconta della vita dei samurai?

Una delle storie più conosciute e legate alle pratiche omosessuali dei samurai (Shudo) richiama i personaggi realmente vissuti di Tsunetomo e Mitsushige. Entrambi fedeli al codice di vita del samurai (damyo), in base al quale alla morte del proprio signore avrebbe dovuto far seguito quella del samurai medesimo. Tuttavia, Mitsushige impose al suo amato Tsunetomo di non seguirlo nella tomba. Fu così che Tsunetomo spese gli ultimi anni di vita dedicandosi alla redazione di un nuovo codice d’onore per i giovani samurai, l’Hagakure.

Il Kenroku-en è una delle attrazioni più importanti della città: uno dei tre giardini più belli ed armoniosi al mondo. Appartenuto alla famiglia Maeda, viene definito “il giardino delle 6 sublimità, ovvero delle sei virtù che concorrono alla perfezione di un giardino: spazio, intimità, antichità, artificio, corsi d’acqua e panorami. L’atmosfera è quella di una costante armonia architettonica, con i viali alberati, i templi ed i mercati tipici, ordinati e silenziosi, come l’Omicho Market.

Non lontano dl Kenroku-en si trova il castello medievale, classico giapponese e risalente al XVI secolo, con tetti spioventi e rialzati alle estremità. Qui furono numerosi gli scontri in cui i samurai ebbero parte, nella difesa del loro signore.

Kanazawa è anche la città delle geishe. Higashi Chaya è il quartiere delle casette in legno in cui si serve il thè (chaya), uno dei tre che storicamente hanno accolto le donne. Queste, suonando strumenti e danzando, intrattenevano ed intrattengono i notabili giapponesi, uomini d’affari locali ed internazionali, in colte conversazioni.

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Itinerario

L’itinerario che ti porta a Kanazawa parte da lontano, dalla storia dei samurai e delle geishe.

Ma come veniva vissuta l’omosessualità nel passato e come viene vissuta oggi in Giappone?

L’omosessualità in Giappone è oggi meglio accettata che in passato, anche se non è ancora permesso il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il termine ‘omosessuale’ nasce solo 125 anni fa, in Giappone, in quanto non esisteva terminologia che distinguesse l’amore etero da quello omo.

In Giappone, la storia d’amore omosessuale è definita “Danshoku”, di cui si ha traccia negli ‘Annali del Giappone’. Danshoku era un notabile che viene ricordato come colui che diffuse il Buddismo. Nella religione buddista, la donna viene vista come la persona che distrae l’uomo dalla sua grandezza. Per questo il contatto con la donna è proibito, in particolare durante il suo periodo mestruale, in quanto la perdita di sangue veniva considerata come una ferita. Prima dell’anno 1000, la diffusione del Buddismo era molto ampia ed influenzava la vita di monaci, aristocratici e samurai.

Già nell’XI sec. si racconta di omosessualità tra samurai e tra samurai ed imperatori: nella Genji Monogatari (La storia di Genji).

Durante le epoche di guerra, il ‘’danshoku” divenne una pratica comune. Mancando donne sui luoghi di battaglia, la pratica omosessuale iniziò a tradursi in segno di nobiltà e fierezza. Il corpo maschile che ricordasse tratti femminili non poteva che essere di conforto ai soldati in guerra ed il ‘danshoku’ iniziò a diventare normalità.

Seguendo poi le regole dello ‘shudo’ cioè l’educazione dei samurai più anziani verso i più giovani, era frequente che spesso la loro relazione sfociasse in amore, soprattutto perché la disciplina interpretava il rapporto con la donna come ‘femminizzante’. Le relazioni etero erano solo un ‘dovere’ per la procreazione. In realtà, la virtù, l’onore e la disciplina si potevano imparare solo attraverso l’omosessualità come espressione di vita stimata ed onorata.

Fu con l’avvento della cultura occidentale che ‘Danshoku’ divenne immorale. Con la Restaurazione Meiji, la sessualità maschile diventa un tabù. Oggi essa è tollerata e non ci sono tracce di omofobia o abusi sessuali.

La figura della Geisha ha origine intorno all’anno 794, quando suonare, cantare e danzare venivano considerate professioni femminili. Le donne, spesso prostitute, erano definite Shirabyoshi, molto popolari in quell’epoca. Dal 160, le donne intrattenevano gli uomini in visita a luoghi religiosi o templi con canti e danze offrendo loro the e dolci. La loro performance nel teatro del XVII secolo, chiamato Kabuki, le rese celebri e la loro fama si diffuse fino a Tokyo. Le ballerine, definite ‘odoriko’, furono le antenate della geisha, come conosciuta oggi.

L’amore saffico, in una società fortemente maschilista come quella giapponese, era considerato fortemente destabilizzante e non se hanno testimonianze, se non in qualche illustrazione.

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